Carola Frediani ha analizzato per conto dell’Espresso quanto concreta sia la possibilità in Italia di replicare il modello vincente dell’Huffington Post.
Se negli Stati Uniti, attualmente, sono ancora i player che arrivano dall’area tradizionale, dalla stampa, a predominare, il panorama italiano appare a tinte decisamente più fosche per le start up digitali dell’informazione.
Come correttamente commenta Davide Pozzi, per riuscire a fare i conti in tasca ad un quotidiano online è necessario avere in mano parecchi dati, molti dei quali estremamente variabili.
Certamente il divario con le edizioni online dei principali quotidiani del nostro paese è davvero estremamente ampio per quanto riguarda gli utenti unici nel giorno medio, come dimostra la tavola di sintesi sottoriportata.
Ne parleremo, approfondendo, il 14 Aprile, nel corso dell’ International Journalism Festival 2011 di Perugia, nel panel di discussione del quale mi è stata affidata la moderazione.

La sfida – per le start up, ma pure per i quotidiani tradizionali – è molto impegnativa. L’elenco della tabella – peraltro – andrebbe completato con altri protagonisti del web, come i portali. Non sono editori ma fanno informazione e sono lì a spartirsi la torta del mercato pubblicitario.
Io credo che – oggi in Italia – l’editoria online sia schiacciata dalla quantità, visto i valori che girano. Con un Cpm medio di 5 euro occorre produrre e ancora produrre. Con questo non dico che non ci siano alternative e modelli differenti da provare, ma l’istantanea attuale è questa. Mala tempora currunt?
No, Dagospia no..