Archivi del mese: gennaio 2010

Sindrome dell’equilibrista & Prospettive del futuro dell’informazione

“Se tracci una riga sul pavimento, è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi. Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perchè non è pericoloso. Se fai finta che la fune non è altro che un disegno fatto col gesso e l’aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi del mondo” – Hermann Hesse

Ai contributi di Luca De Biase e Marco Formento, ed alle integrazioni da Giornalaio offerte dal sottoscritto, si è aggiunta la visione di Vittorio Pasteris sul tema delle prospettive del futuro dell’informazione.

Sono prospettive diverse che mi pare si compenetrino e diano un senso compiuto all’idea di rete e di lavoro collettivo di cui spesso si parla, come lo stesso De Biase deve aver constatato decidendo di raccoglierle ed integrarle prendendo a pretesto – nel senso buono del termine – il festival del giornalismo prossimo venturo.

I temi su cui verte la discussione sono fondamentalmente tre, con un quarto aspetto, legato alle logiche commerciali e distributive, introdotto dal sottoscritto e ripreso da Pasteris:

  1. Valore e valorizzazione dell’informazione
  2. Ambiente – Macroscenario di riferimento e professionalità richieste
  3. Tecnologia – Ruolo e prospettive di uso
  4. Sistema distributivo

Sono aspetti interdipendenti che inevitabilmente si intersecano tra loro, schematizzati per semplicità e sintesi.

Rifacendomi concettualmente alla citazione di Hesse proposta in apertura, voglio tentare di approfondire ad ampliare riflessioni e contributi sul tema [ri]partendo, in particolare, dalle nuovissime prospettive offerte dallo stimato professionista torinese.

1] Valore e valorizzazione dell’informazione:

Mi pare emerga con forza, con particolare riferimento ai quotidiani, ma non solo, il concetto, l’ idea, di informazione. Questa constatazione, apparentemente banale, comporta l’ipotesi che il prodotto [da vendere] non sia il suo supporto, il contenitore ma il contenuto; l’informazione ed, appunto, il suo valore.

Non vi è dubbio che l’ecosistema delle notizie sia variegato e composito per definizione, articolato per interessi, necessità di approfondimento, rilevanza del fattore tempo, divenendo sempre più processo evolutivo. In quest’ ottica gli asset strategici sui quali il valore e la valorizzazione dell’informazione si fonda sono costituiti dall’utenza, dai lettori, e dal rapporto fiduciario che i media saranno in grado di [ri]costruire con loro.

Il valore attribuito da un consumatore [vale assolutamente anche per l'informazione/le notizie] è pari al rapporto tra il livello di soddisfazione che associa all’insieme dei benefici percepiti ed il costo – o sacrificio – associato alle modalità di acquisizione ed il godimento dei suddetti benefici considerando sia le componenti monetarie che non monetarie.

Sono aspetti che, tra gli altri, ho avuto modo di evidenziare sin dall’inizio all’interno di questi spazi ed in particolare [scusate le reiterate autocitazioni] sono stati esaminati nei tre articoli sottostanti ai quali, per sintesi, rimando per tutti di dettagli e gli approfondimenti del caso:

Non esistono, ad oggi, modelli di business per l’editoria diversi da quelli che sin ora hanno generato ricavi per l’editoria. Se è vero, come ricorda Pasteris, che “la pubblicità resta la voce di ricavo più sensata e il modello di business più probabile” non bisogna, come è stato fatto invece nell’ultimo decennio, considerare esclusivamente il lettore come merce di scambio con gli investitori pubblicitari ai quali vendere numeri di copie e di contatti.

I mercati sono conversazioni intangibili da valorizzare, senza lettori, senza riportare l’individuo nella sua centralità, senza appropriarsi delle aree di quella che, per differenziazione concettuale dalla customer satisfaction, è stata da tempo definita human satisfaction non sarà possibile possibile, a mio avviso, ipotizzare prospettiva alcuna per il futuro dell’informazione.

Coinvolgimento del lettore, creazione del senso di comunità ed identificazione nella stessa, anche grazie agli strumenti ed all’interattività che il web consente, sono senza dubbio gli elementi chiave del conclamato successo del “Fatto” a supporto della bontà delle tesi sin qui sostenute, che anche “Il Sole 24 Ore” sta, faticosamente, iniziando a percorrere.

Continuerò nei prossimi giorni l’approfondimento dedicandomi in particolare all’area relativa al sistema distributivo che mi vede direttamente coinvolto. Se, nel frattempo, qui o altrove, voleste integrare ulteriormente la discussione non potrà che essere elemento di arricchimento del percorso.

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Spettacolarizzazione della Notizia e Pubblicità

I media di tutto il mondo fanno a gara per offrire i reportage ed i servizi fotografici più coinvolgenti sulla tragedia che ha colpito Haiti.

Da questo punto di vista internet è un alleato dei quotidiani tradizionali di carta che nelle loro versioni on line sfruttano molte delle potenzialità del web per illustrare e spettacolarizzare la notizia.

Tra tutti i servizi realizzati mi appaino meritevoli di segnalazione le mappe realizzate da USAToday e dal New York Times che offrono interattività e possibilità di comprendere “vivendo in prima persona” la catastrofe.

Anche i quotidiani della nostra nazione non sono da meno ed offrono fotografie e video di quello che sotto il profilo mediatico è una notizia, un evento.

Si distingue in particolare il quotidiano fondato da Scalfari con l’area audio e video su Haiti. Pazzo per Repubblica gongolerà nell’apprendere che prima del video che trasmette le immagini del disastro visto dall’alto si è obbligati ad assistere allo spot del film “La prima cosa bella”.

Spettacolarizzazione della notizia e contestualizzazione della pubblicità in perfetta sintonia tra loro, non c’è che dire.

Update: Lo spot – di 8 secondi – del film non c’è più prima del video sul disastro. Lo screenshot testimonia che non era una mia invenzione. Mi piace pensare che il cambio sia avvenuto anche grazie alla segnalazione in questi spazi.

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Giornalismo Copia & Incolla

Periodista Digital, portale informativo generalista, è stato condannato al risarcimento di 3.100 € [più i costi giudiziari] per plagio dell’opera di un blogger.

Secondo quanto riportato, il quotidiano on line avrebbe pubblicato due giorni dopo l’articolo redatto da Samuel Parra senza riportare riferimento alcuno all’autore né chiedendo permesso di poterlo riprodurre.

La sentenza stabilisce inoltre, il limite di 5 giorni per il ricorso in appello o per la rimozione dell’articolo, oltre al pagamento dell’indennità per infrazione del diritto di autore, da parte della testata.

Al di là di ogni altra possibile considerazione sulla complessità e conflittualità del rapporto giornalisti – blogger, è davvero dozzinale  l’abuso di cui si è resa protagonista la pubblicazione on line visto che l’autore del testo originale si occupa di protezione dei dati personali ed è membro di derecho en red.

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La notizia partecipata

LSDI segnala la nascita di ExplainThis, modello sperimentale di produzione giornalistica, recentemente lanciato da Jay Rosen, che si fonda sull’idea del giornalismo partecipativo.

Il concept, l’idea, che sostiene la nascita di questa iniziativa mi pare di assoluto interesse, mentre resto perplesso sul risultato, sull’output prodotto che, pur considerando che si tratta ancora di una fase sperimentale dell’iniziativa, mi pare più funzionale a finalizzare una ricerca sulle questioni poste dagli utenti che altro.

Di gran lunga superiore la realizzazione degli spagnoli di Lainformacion che, sull’onda del successo ottenuto, a solo 8 mesi dalla nascita del portale informativo hanno lanciato La noticia que quieres leer [la notizia che vuoi leggere] che si fonda sulla stessa prospettiva dell’iniziativa di Jay Rosen e che consente, appunto, agli utenti di richiedere e visualizzare le notizie di interesse.

Consideriamoli necessari esperimenti funzionali allo sviluppo di nuovissime prospettive sul futuro dell’informazione.

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Customer Service

A causa della nevicata eccezionale, ieri mattina, “El Pais” ha avuto seri problemi nella logistica con conseguenti gravi ritardi nella distribuzione periferica alle edicole, che non hanno ricevuto, o hanno ricevuto molto tardi, il giornale.

Per questo, dal suo portale, come è possibile leggere nell’immagine sottoriportata [ Si no has podido conseguir hoy tu periodico, EL PAIS.com te lo ofrece de forma gratuita], il quotidiano spagnolo ha invitato i propri lettori a scaricare in forma totalmente gratuita la versione integrale [in pdf] dell’edizione giornaliera.

Un’ altra lezione da cui imparare.

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Nuove prospettive sul futuro dell’ informazione – Contributi da Giornalaio

“Siamo tutti in un fosso, ma alcuni di noi fissano le stelle”.

La frase di Oscar Wilde credo riassuma perfettamente la situazione attuale, e le speranze di rinascita, sia in termini generali che con specifico riferimento al comparto editoriale.

Luca De Biase, nell’articolo Nuove prospettive sul futuro dell’informazione, con la competenza e la professionalità che lo distinguono dalla massa di molti suoi colleghi, sintetizza in tre punti quelli che sono a suo avviso gli aspetti salienti e qualificanti per un futuro – redditizio – dell’editoria.

Visione che viene integrata e specificata dalle interessantissime postille di Marco Formento.

Uno degli aspetti che emerge è relativo alle nuove professionalità richieste per soddisfare l’evoluzione dell’utenza, elemento che peraltro viene specificato con chiarezza anche nel successivo articolo che, in qualche modo, integra il precedente, richiamando con maggior vigore la massima di Wilde qui riportata.

Per quanto riguarda le professionalità richieste credo che una lettura dell’ Observatoire des métiers de la presse, ed in particolare all’area della Cartographie des métiers de la presse che mappa con estrema precisione l’elenco di tutte le funzioni coinvolte nel processo di realizzazione di un prodotto editoriale, suddividendole per aree di competenza [dalla elaborazione e produzione di contenuti sino alla logistica], sia elemento di straordinaria chiarificazione al riguardo. Sotto questo profilo vale anche la pena di ricordare come la carta stampata sia il settore che assorbe attualmente circa il 70% dei giornalisti impiegati.

Sempre in termini di completezza di informazione e di visione, credo possa valere la pena di riprendere i passaggi salienti dei direttori dei principali quotidiani riportati dalla rivista che ho già avuto modo recentemente di citare. In sintesi:

  • Ferruccio De Bortoli – Corriere della Sera: “[....]Meglio guardare in faccia la realtà e riboccarci le maniche. Tutti insieme. Noi che confezioniamo l’informazione quotidiana e voi che la distribuite nella società. Voi [gli edicolanti] che rimanete sempre il punto di riferimento principale per le aziende editoriale e, soprattutto, per i lettori.”
  • Ezio Mauro – La Repubblica: “L’edicola….è un luogo dove si incontrano l’offerta di informazione e il diritto consapevole di essere informati. I lettori fermano l’automobile, scendono dal tram per cercare in edicola proprio questo. Questo luogo dove si cerca e si offre informazione”.
  • Carlo Verdelli – La Gazzetta dello Sport: “[....] La cosa che mi fa più felice come direttore è vedere qualcuno, la mattina, che si avvicina al chiosco verde, posa un euro e se ne va con una copia della Gazzetta sotto braccio. Quel gesto, il posto dove avviene, è il fulcro di tutta l’attività giornalistica…..L’edicola di nuovo al centro del sistema dell’informazione scritta: ecco secondo me la vera sfida che ci aspetta”.
  • Gianni Riotta – Il Sole 24 Ore: “E’ possibile una democrazia senza giornali quotidiani? No. Sono immaginabili, in Italia, giornali quotidiani senza edicole? Credo di no.”

Certamente sono parole adattate al contesto ma non posso , non voglio, pensare che siano solo questo; spero davvero che riflettano anche effettivamente l’opinione, il sentimento, di quelli che sono i direttori dei principali quotidiani del nostro paese.

Legittimamente ciascuno osserva la situazione dalla propria prospettiva, come disse Konrad Adenauer “viviamo tutti sotto il medesimo cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte”, ma non posso che esprimere il mio sconcerto ed il mio rammarico per il silenzio che vige sul ruolo di giornalai ed edicole anche da parte di persone nei confronti delle quali nutro sincera stima e considerazione.

Mentre in altri settori di mercato la distribuzione ha un ruolo determinante nelle politiche delle imprese fornitrici, gode di meritato rispetto e di dovute attenzioni, in campo editoriale a nessun livello vi è traccia di interesse, di una benché minima progettualità che coinvolga la distribuzione.

Non esiste, ad oggi, nel nostro paese, convegno, festival, conferenza o incontro che tratti i temi dell’informazione e del suo futuro con il contributo dei protagonisti della distribuzione commerciale dei prodotti editoriali. Tutto il settore appare disinteressato alla costruzione di percorsi di rivitalizzazione dell’editoria attraverso la partecipazione della distribuzione, si immaginano, si progettano, nuovi prodotti e nuovi scenari senza menzione o considerazione alcuna del ruolo dei punti vendita, perpetuando il loop di nuovi mezzi e vecchi problemi. L’unica eccezione alla attuale desolazione è rappresentata dalle raccomandazioni di Econsultancy che, vivaddio, all’interno dei 5 punti cardine per un modello di successo [e redditizio] delle pubblicazioni editoriali include anche il suggerimento esplicito: “Think like a Retailer”.

Continuare il dibattito sul futuro dell’informazione e dell’editoria senza ascoltare la voce, senza dare spazi, alla distribuzione è portare avanti un discorso monco sin dall’inizio che inevitabilmente porterà a conclusioni altrettanto tanto parziali quanto provvisorie. Mi pare la si chiami visione strategica, torneremo a parlarne ben presto, statene certi.

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Tempus fugit

Secondo uno studio della JPMorgan, gli utenti spendono il 29% del loro tempo su internet però gli investimenti pubblicitari sono ancora decisamente sfasati a favore di altri mezzi di comunicazione. In particolare sarebbe proprio la stampa ad avere il rapporto maggiormente sfavorevole, in termini di prospettiva, tra tempo ed investimenti.

Ovviamente la gestione strategica della comunicazione pubblicitaria non si basa esclusivamente sul tempo speso dal pubblico con un determinato media ma tiene in considerazione una molteplicità di aspetti che guidano gli investitori.

Certamente la stampa deve considerare con attenzione il suo posizionamento pena un ulteriore ridimensionamento di vendite e di raccolta pubblicitaria. Sotto questo profilo, nel nostro paese, attualmente e, a mio avviso, ancora per lungo tempo a venire, la minaccia viene più dalla televisione, la cui quota di investimenti pubblicitari è straordinariamente superiore agli altri paesi,che dal web.

Non è sulla gratuità che pare possibile fare leva come testimoniano le numerose chiusure della free press, ma sul coinvolgimento attivo del lettore, sulla creazione di un senso di community che ritengo sia necessario lavorare. Mi pare che il successo del “Fatto” vada letto in tal senso.

Sotto questo profilo il lavoro da svolgere è ancora considerevole, il tempo si riduce sempre più da questa prospettiva più che da quella degli investitori. Meglio agire.

clicca per ingrandire

Update:  Sono riuscito a scovare il documento integrale della JPMorgan dal quale è estratto il grafico soprariportato.  JPMorgan Nothing But Net Internet Investment Guide 2009 è un documento articolato e corposo ma vale la lettura. Qui il documento ed i link per scaricarlo gratuitamente.

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Pratiche commerciali scorrette

Al di là delle considerazioni precedentemente espresse, non senza soddisfazione, si apprende che le strenne natalizie sono da annoverarsi alla voce “pacchi” di natale.

L’Antitrust, infatti, con il provvedimento di fine anno ha inflitto una multa di 50mila euro alla casa editrice Hacette Rusconi per aver messo a punto e diffuso una pratica commerciale scorretta relativamente alla campagna di abbonamento di alcune riviste.

Come riportato da “Il Giornalaio”, nei messaggi si enfatizzava la possibilità di ottenere sconti sino al 78% per l’abbonamento ad alcune riviste del gruppo editoriale.

In particolare, l’Antitrust rileva come “In realtà, dalle evidenze agli atti del procedimento risulta che, per almeno quattro riviste promosse sul sito internet e sul dépliant, il prezzo praticato nelle edicole sia più basso rispetto al prezzo di copertina. In particolare, come illustrato nel paragrafo precedente, per le riviste Gioia, Riders e Gente Motori il risparmio dell’abbonamento è molto più ridotto rispetto a quello pubblicizzato, mentre per la rivista Hachette Home l’acquisto in edicola risulta più vantaggioso dell’acquisto tramite abbonamento. Pertanto, la pratica in oggetto si risolve nell’utilizzo, da parte del professionista, di un parametro di prezzo che non fornisce contezza dei reali risparmi di cui può realmente godere il cliente che si abbona: gli sconti effettivi in caso di abbonamento sono risultati molto inferiori (anche della metà) rispetto a quelli prospettati nelle campagne abbonamenti e, per la rivista Hachette Home, il prezzo dell’abbonamento è risultato addirittura superiore a quello delle copie vendute in edicola”.

Proseguendo: “Al momento del lancio della campagna abbonamenti non sono mai noti i prezzi praticati nelle edicole, per cui l’unico parametro di riferimento è il prezzo di copertina. Infatti, stando a quanto riferito dalla stessa Hachette nel corso del procedimento, ossia che il prezzo di copertina non è quasi mai praticato al pubblico nella vendita delle riviste in questione, risulta quantomeno fuorviante utilizzarlo in un messaggio pubblicitario come parametro di riferimento rispetto al quale calcolare delle percentuali di sconto precise e puntali, al fine di promuovere la sottoscrizione di abbonamenti”.

Non ci si può esimere, infine, dal segnalare come, nonostante la chiarezza della sentenza le pratiche commerciali scorrette continuino e non siano state rimosse dal sito web dedicato a tale fraudolenta operazione.

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MediaMente

Sean Corcoran, analista di Forrester Research, ha pubblicato una interessantissima tabella di sintesi frutto della ricerca recentemente rilasciata dalla nota società di ricerche di mercato il cui titolo è di una chiarezza devastante: No media should stand alone [nessun mezzo dovrebbe essere utilizzato da solo].

Seppure le classificazioni effettuate siano a beneficio prevalentemente di marketers ed agenzie di comunicazione, mi appaiono di estremo interesse ed utilità anche per gli editori dei mezzi ai quali viene confermata la necessità di accelerare il processo di integrazione e convergenza.

Defining Earned, Owned And Paid Media

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