Archivi del mese: luglio 2009

Business Models

Come sembra suggerire Steve Rubel può darsi che Chris Anderson abbia ragione, ma forse no; quantomeno non mi pare che ne siano state valutate correttamente le implicazioni.

Update: “L’ economia della scarsità torna a chiedere il conto a quella dell’abbondanza, il mondo del business [ma anche quello giornalistico] non sembra nella condizione ideale per credere a chi vuole convincerli a regalare qualcosa. Anche se si chiama Anderson ed è il miglior impacchettatore di idee in circolazione, e anche se «Free» resta un pacco ben confezionato. Per una volta il geniale venditore potrebbe avere scelto il momento sbagliato per piazzare il suo prodotto”.

skeptics

Ndr: Spero venga apprezzata la sintesi del pensiero espresso in linea con i canoni ed i requisiti del twitter-giornalismo. Fatemi sapere.

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Marketing alla griglia

In maniera assolutamente casuale e con spirito giocoso e di condivisione un gruppo di amici [vecchi e nuovi] tra i quali il sottoscritto avrebbe deciso di dar vita ad un incontro assolutamente informale.

Se voleste partecipare sarà un piacere conoscerci de visu.

In tal caso, per motivi organizzativi, vi pregherei entro martedì 21 di confermare la vostra gradita presenza a Pierluca Santoro via FF o pierlucasantoro at gmail.com

Marketing alla Griglia

Marketing Alla Griglia 2009 ~ domenica 26 luglio dalle 11 AM fino a quando volete ~ Programma: pranzo con divisione costi variabili; birra, vino ed analcolici/acqua offerte dal padrone di casa. Pomeriggio, discussioni a bordo piscina: portate pure costumi, bambini, mariti/mogli, cani. A 3 Km dall’uscita FE Nord [mappa fornita in seguito a chi conferma la propria presenza].

Casaglia Pool Nearer

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Editorial Games

Se sabato scorso non avete acquistato “Il Manifesto” ed il relativo supplemento, ancora una volta [scusate la franchezza], avete fatto male *.

Oltre all’articolo già segnalato di Raffaele Mastrolonardo, di altrettanto interesse è l’articolo di Nicola Bruno “Giocando con le notizie”pubblicato, appunto, su Chips&Salsa/Il Manifesto dell’11 luglio 2009 .

Si apre dunque un altro filone nell’ambito dei serious games e dei giochi come mezzi di comunicazione, gli editorial games.

Numerosi e tutti interessanti gli esempi riportati da Nicola Bruno nell’articolo da alcuni già noti e datati, almeno per chi è interessato e coinvolto relativamente al tema generale, ad altri di più recente realizzazione.

Che i giochi siano un media che oltre ad intrattenere comunica non è certo una novità, ma è interessante, a mio avviso, rilevare come a livello internazionale ci si stia focalizzando in maniera specifica sul gioco in chiave editoriale.

Un vero e proprio mezzo per non solo raccontare ma per coinvolgere e far vivere le notizie.

Attualmente il punto di riferimento è rappresentato da Play the News che ha oltre un centinaio di titoli in archivio suddivisi per sezioni diverse tutte legate a temi di attualità.

Rispetto al tema generale del futuro delle notizie e dello sviluppo futuribile dei mezzi di comunicazione, mi pare che gli editorial games possano effettivamente contare su numerosi vantaggi, tra i quali sia la possibilità di coinvolgere effettivamente la generazione dei young digital native, che di poter contare sul potenziale supporto in fase di sviluppo di un’industria quale quella dei videogames che continua crescere nelle vendite e macina utili contrariamente al sistema editoriale.

Sono proposte futuribili che personalmente mi appaiono molto più sensate dell’obsolescenza legata ad iniziative quali “il quotidiano in classe” e alla velleitaria tecnologia dei kindle ai quali, vanamente, alcuni editori cercano di aggrapparsi forse più per disperazione che per convinzione.

Non mancherò di seguire con attenzione il tema e di tenervi aggiornati al riguardo. Potete contarci.

Play the news

* Potete rimediare questo sabato sostenendo così giornalismo di qualità e miseri giornalai ed avere in questo modo il piacere di maneggiare, tra l’altro, soluzioni grafiche che a mio parere non sono paragonabili a quelle del web. IMHO.

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Integrazioni e Aggiornamenti

Da ieri The New York Times è presente su FriendFeed.  Se volete iscrivervi e seguire attraverso questo canale il quotidiano ora è possibile.

Personalmente mi sento molto più a mio agio con FriendFeed di quanto avvenga con Twitter e lo uso con sempre maggior frequenza per lo scambio di opinioni o solo di informazioni. C’è anche chi lo utilizza per sondaggi d’opinione; ma se non avete la stessa autorevolezza evitate, fallireste miseramente, garantisco.

 Change

Relativamente all’articolo pubblicato in questi spazi un paio di giorni fa,  consultando il blog redatto da Marco Bardazzi apprendo che c’è che mette in dubbio metodologia e conclusioni dello studio. Mi sembrava giusto dirvelo per completezza di informazione.

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New born magazine digital initiatives

MPA [Magazine Publishers of America] , associazione statunitense degli editori di periodici, segnala dal 2005 tutte le iniziative digitali realizzate dai propri associati suddivise per rivista – editore e tipologia di progetto realizzato.

Il 2009 è aggiornato al 30 di giugno ed è credo doveroso darci un’occhiata per rendersi conto di quali siano i movimenti ed i progetti realizzati da editori tradizionali nell’ambiente digitale. Dal 05 gennaio alla data dell’ultimo aggiornamento vengono evidenziate oltre 150 iniziative realizzate.

Tra le più recenti mi sembrano di particolare interesse, e dunque meritevoli di segnalazione specifica, quelle relative a Marie Claire e The Economist. Mi pare che entrambe vadano nella direzione giusta coinvolgendo correttamente i pubblici di riferimento, richiedendo i loro contributi, i loro riscontri e, soprattutto, gestendoli adeguatamente.

Una volta visualizzate le iniziative e verificate quelle maggiormente aderenti ai vostri interessi, dimenticatevi tutto e seguite con attenzione un diciannovenne olandese che pare stia impartendo a tutti gli editori tradizionali una lezione sul tema.

new born davide gazzotti

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Il futuro delle notizie

Quello che sarà il futuro del giornalismo e delle notizie inizia a delinearsi con sufficiente precisione per quanto riguarda il medio periodo [prossimi 3 – 5 anni] ed una ottima sintesi dello stato dell’arte viene effettuata dall’ottimo Raffaele Mastrolonardo su “Alias” dell’11 luglio.

In Solo un dato ci può salvare, Mastrolonardo riassume le nuove frontiere del giornalismo [e dei giornali] indicando alcuni esempi pionieristici ed argomentando che il rilancio dei giornali passa dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda; per concludere come, appunto, la salvezza del giornalismo passi inevitabilmente dalla capacità di dare un senso ai dati.

Senso ai dati che, per inciso, pare sfuggire ad altri professionisti dell’informazione che dall’analisi dei successi di Economist e Bilds sembrano trarre solo conclusioni relative a stipendi d’oro e ad attività di lobby contro la televisione commerciale.

Fortunatamente ad elevare nuovamente le sorti ed il livello del dibattito in corso sul tema pensa Steven Berlin Johnson con la pubblicazione di una sua recente speech all’ Interactive Festival di Austin [USA].

Old Growth Media and The Future of News , si articola su quattro assi portanti tutti da leggere o ascoltare secondo le preferenze.

Nelle conclusioni Johnson rende disponibile il sottostante grafico di sintesi dell’ecosistema delle notizie e dei giornali producendo, a mio avviso, un’ottima rappresentazione di quello che è il futuro dell’editoria.

Old Growth Media & the future of News

Il modello proposto non è alternativo bensì complementare, integrando l’attuale e migliorandolo.

Come afferma il Johnson stesso, certamente non sarà un sistema perfetto [ma ne esistono poi davvero?] ma rappresenta indubbiamente un importante miglioramento rispetto al paradigma sul quale si è basata l’editoria sin ora.

The emerging news ecosystem is already around us, and already doing wonderful things. Most of us in this room, I suspect, are already living in the old-growth forests now. It’s up to us to remind everyone else how promising those ecosystems really are — or, even better, to help them live up to that promise.

Personalmente, tra i tanti, ci provo tutti i giorni dalla [ri]apertura di questo spazio di discussione su internet ad oggi.

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Meme-tracking and the Dynamics of the News Cycle

Un gruppo di tre ricercatori delle università statunitensi di Stanford e Cornell ha studiato il ciclo delle notizie analizzando 1.6 milioni di siti web e blog. Complessivamente sono stati analizzati 90 milioni di articoli di giornali on line e post di blog tra agosto ed ottobre del 2008.

I dati emergenti dall’analisi evidenziano come in generale vi sia un gap medio di due ore e mezza tra quando la notizia viene riportata all’interno dei siti dei mainstream media e quando i blog iniziano a riprenderla ed a commentarla.

Complessivamente dunque i blogger sarebbero dei follower sia in termini di tempifica di diffusione della notizia che evidentemente a livello di agenda setting di quello che è notizia. E’ un aspetto questo che non sorprende e che è stato recentemente confermato, anche se da una prospettiva e con metodologia diversa, in Italia.

Mainstream Media vs Blog

Secondo lo studio solo nel 5% dei casi le notizie si diffondo prima attraverso i blog per poi essere riprese dai mass media su internet. Questa percentuale seppur minima indica una potenziale evoluzione del ciclo delle notizie.

Lo studio [ri]apre la porta alla possibilità di utilizzare metriche e strumenti di analisi web based come “laboratori sociologici” di primaria importanza. Attraverso il “meme-traking”, infatti, potrebbe essere possibile, ad esempio, monitorare come particolari argomenti si sviluppano tra gruppi e fazioni politiche opposte.

Lo sviluppo futuro del modello utilizzato dai ricercatori potrebbe indicare i modelli di distribuzione delle notizie non solo in termini di tempistica ma anche dei network che le distribuiscono. Reti di informazione quali Twitter e FriendFeed sono gli esempi emergenti di network di scambio e diffusione delle notizie informali ma estremamente influenti.

Si segnala, infine, che il team di ricercatori che ha svolto lo studio ha pubblicato alcuni dei dati raccolti rendendo la presentazione degli stessi interattiva; molto scenografica ed interessante.

influence-graf

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Oggi sciopero contro il DDL Alfano

La logica di rete induce una determinazione sociale di livello superiore rispetto a quello degli interessi sociali specifici espressi nelle reti; il potere dei  flussi afferma la sua priorità sui flussi del potere” – Manuel Castells

Diritto alla Rete

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The [Un]Printed Blog

Ad inizio di quest’anno era stato lanciato un settimanale gratuito basato sull’aggregazione di contenuti dai blog.

L’iniziativa aveva destato interesse e curiosità da parte dei media e degli addetti ai lavori, sia per la volontà di compiere il percorso inverso rispetto a quello che pare essere la tendenza generale che per il modello di business che si fondava sulla raccolta di pubblicità locale per ripartire poi i proventi con i 300 blogger autori degli articoli pubblicati. Il settimanale, nato con l’ambizione di essere realizzato in ben 50 distinte edizioni, nella realtà si era già ridimensionato e veniva distribuito nelle stazioni del trasporto pubblico di Chicago e San Francisco.

Dal 27 Gennaio 2009 ad oggi sono stati realizzati 16 numeri di The Printed Blog, distribuite 80mila copie su carta e ne sono state scaricate altre 100mila da internet.

E’ del 07 Luglio l’annuncio del fondatore che ne comunica la chiusura per problemi economici.

The Printed Blog

Nell’articolo di commiato dai lettori Josh Karp racconta le lezioni che ritiene di aver imparato da questa – fallimentare – esperienza:

1) If you have a compelling vision for the future (not necessarily for a business), you can get incredibly talented people to work for free. Post an ad on Craigslist. It’s far easier to sell a vision of the future, than the reality of the present.

2) If you have a good idea, don’t let yourself get pulled away from it: Stay focused! This was probably the biggest single lesson that I learned too late, and if I had realized it, we may not be shutting down.

3) Don’t write a long business plan. Write a good summary, have a good presentation, and have a good revenue / business model.

4) If you think you can get revenue, do it.

5) If you’re looking for money from a venture capitalist, make sure you have a venture capitalist DEAL

6)Finally, the most important thing you have is time. Make sure you spend it on the right things every day. What are the right things? You’ll know soon enough if you’re not spending your time on them.

Riflessioni apparentemente scontate che troppo spesso vengono [dis]perse nel cammino di una impresa,editoriale e non. Speriamo che le esperienze di altri possano servire d’insegnamento.

Ah! Pare che ora Josh Karp abbia a new dream, questa volta a pagamento.

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Media, Advertising and Trust

Esattamente una settimana fa abbiamo pubblicato i risultati di una ricerca effettuata da Harris Interactive , in collaborazione con Adweek Media, relativamente ai livelli di influenza della comunicazione pubblicitaria a seconda del media.

L’articolo pubblicato, come sempre più spesso avviene, ha suscitato un confronto su FriendFeed in cui sono state espresse riserve e citati studi che affermerebbero il contrario di quanto si evidenziava.

Abbiamo cercato di affrontare il discorso anche da una angolazione diversa ad inizio di questa settimana sintetizzando e, come sempre, fornendo la personale interpretazione dei risultati di uno studio del Reuters Institute for the Study of Journalism che ha investigato in profondità la fiducia nelle notizie e nei media.

Proviamo oggi a chiudere temporaneamente il cerchio grazie alla recentissima pubblicazione da parte di Nielsen dei risultati del Global Online Consumer Survey.

La ricerca periodicamente raccoglie ed analizza l’opinione di ben 25mila internauti di 50 nazioni diverse [Italia compresa] rendendo così possibile anche il raffronto rispetto alle edizioni precedenti.

Complessivamente vengono confermate le prime impressioni di Marcello nonché i risultati della precitata ricerca.

Come emerge dal grafico di sintesi dei risultati sottostante, tra i media tradizionali si conferma ancora una volta la televisione star del sistema di comunicazione promo-pubblicitaria. Abbiamo, inoltre, la conferma della inefficacia dei banner su internet.

% completamente + abbastanza fiduciosi
% completamente + abbastanza fiduciosi

Come ipotizzavo è primario il ruolo del passaparola sia on line che nella vita e nei contatti quotidiani del contesto sociale di appartenenza. Mi pare assolutamente interessante evidenziare l’importanza del ruolo delle PR che ottengono uno score del 69% al di sopra di tutte le altre forme di comunicazione promo-.pubblicitaria.

I giornali? Pur mantenendo un livello di fiducia e credibilità dignitoso, ponendosi appena dopo la televisione, hanno un trend negativo rispetto all’indagine precedente. Anche per quanto riguarda internet c’è ancora molto lavoro che deve essere fatto.

TRUST_chart

Per quanto riguarda in maniera più specifica i risultati relativi all’Italia, i consigli di persone che si conoscono ottengono l’85% di livello di fiducia, mentre quelli pubblicati on line si attestano all’ 80% . Risulta dunque evidente, da un lato la rilevanza dei consumer generated media e, dall’altro la sempre più pressante necessità per media e pubblicitari di costruire relazioni sociali [in antitesi ad esclusivamente commerciali] fiduciarie e perciò durature.

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