Archivi del mese: maggio 2009

Trasformare un problema in opportunità

Le edicole traboccano di ogni tipo e genere di marocchinerie contrabbandate per pubblicazioni editoriali e gli editori incerti tra kindle one & kindle two continuano [nessuno escluso] a proporre collezionabili di ogni genere e sorta.

Tutto questo genera per il canale edicole difficoltà gestionali, logistiche e, soprattutto, ne svilisce l’immagine; il più grave degli effetti collaterali.

E’ in questo panorama che arriva in edicola “FinderGuida agli allegati, il tuo motore di ricerca per l’edicola”. 64 pagine al prezzo di copertina di 1 € interamente dedicate alla recensione e catalogazione dei collezionabili suddivisi in 4 categorie principali: video, audio, computer e curiosità.

E’ ovviamente in quest’ultima categoria che troviamo il meglio con, tra gli altri, il corso in fascicoli edito dalla De Agostini per diventare un’ esperto di meteo.

Insomma chi pubblica questa rivista [chiamarli editori sarebbe davvero irrispettoso per quelli veri] ha applicato il manuale ed ha trasformato un problema in un’opportunità rivolgendosi sia ai lettori che agli editori per veicolare la propria proposta

Occhio

Solo un’ultima nota in conclusione, sfogliando la rivista ci si rende conto che mancano all’appello molte “pubblicazioni” che arrivano in edicola e che renderebbero il numero di pagine di Finder ancora più corposo che infatti in chiusura – minacciosamente – dando appuntamento al mese/numero prossimo conclude: “Un altro mese, sempre nuovi consigli. Mentre le edicole si preparano alla grande invasione estiva……………” . Già, avevo rimosso quel che succede con i collezionabili tra luglio ed agosto, sigh!

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Focus sulla comunicazione al trade

Il canale edicole, forse più di altri canali di vendita maggiormente “evoluti”, è pieno di casi di cattiva [in termini di qualità] comunicazione. Alcune esemplificazioni sono già state citate in questi spazi ed ahimè sono certo che altri seguiranno.

Quando dunque si riescono a reperire casi positivi è un piacere poterne parlare, anche, nella speranza che possano essere presi ad esempio da altri comparti marketing – laddove esistenti, obviously – per le loro future proposte.

E’ il caso della comunicazione che arriva diretta sia al giornalaio che all’esposizione sul punto vendita realizzata da Focus in tutte le sue varianti di proposta.

Ignoro se vi sia sempre la stessa mano o se l’opera sia da parte di più di un product manager ma in ogni caso, in un panorama desolante, spicca per qualità complessiva.

Positiva è’ l’idea di fornire una sintesi degli argomenti che la rivista tratta affinché l’edicolante non appaia smarrito dinnanzi ad eventuali richieste del cliente.

Intelligente è la possibilità di utilizzare la [stessa] locandina nel formato preferito – o più consono alle caratteristiche del punto vendita – scegliendo tra poster classico [circa 70 X 30] ed il mezzo poster; spero di essermi spiegato.

Dimostrazione di cura ed attenzione è l’impiego dei materiali con carta di adeguata grammatura, patinata e ben stampata.

Tra i diversi tipi di Focus [“Classico”, “D&R”, “Storia”, “Brain Trainer”, “Junior”......etc] a mio avviso la migliore comunicazione realizzata è quella che viene proposta a supporto di “Focus Brain Trainer” dove ad ogni uscita si gioca con gli << esercizi per l’edicolante >> fornendo in realtà tre argomentazioni a supporto di una buona esposizione del prodotto.

Il tono giocoso e la modalità intrigante sono coinvolgenti e positivi come spero emerga dall’immagine sottostante dell’ultima ricevuta – lezione 24 -.

Al riguardo un solo disappunto, il dispiacere di non aver mai ricevuto la rivista  in questione in 18 mesi di attività, un’occhiata l’avrei data volentieri viste le premesse.

Focus brain trainer

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ANIMAls

E’ arrivata in edicola questa settimana una nuova pubblicazione, edita dalla Coniglio Editore, il cui titolo, ANIMAls [si, scritto proprio così], abbinato all’immagine in copertina, lascia inizialmente titubanti sulla natura ed i contenuti proposti dalla rivista. Anche il sottotitolo “Fumetti, storie, la vita e nient’altro” aiuta poco a chiarire quali possano essere i contenuti del nuovo mensile.

Quando finalmente si legge il sommario si inizia ad apprezzare l’idea e la struttura che è stata creata per questo periodico.

L’idea, a mio avviso di assoluto interesse, è che la scrittura di sole parole non sia nemica di quella illustrata ed infatti si alternano racconti, articoli e fumetti.

L’approccio inizialmente può essere apparentemente difficile ma una volta intrapresa la lettura si viene coinvolti ed affascinati dal cambiamento travolgente che caratterizza la strutturazione della rivista e difficilmente ci si stacca grazie, anche, appunto all’alternanza tra letture e fumetti.

Da segnalare, infine, la creazione di un blog ad hoc dedicato alla rivista e la presenza tra gli autori/collaboratori della rivista di Antonio Sofi con la rubrica – anch’essa tutta da leggere – “Avatar Mundi”.

Fra tutte le porcherie che inondano quotidianamente l’ edicola finalmente una pubblicazione degna di questo nome alla quale auguro tutto il successo che si merita.

Animals

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The Washington Post is on Friendfeed

The Washington Post, primo tra tutti i quotidiani al mondo per quanto mi risulti, da circa 12 ore ha attivato un proprio canale di comunicazione su Friendfeed.

Si introduce così un ulteriore elemento nel senso della notizia.

Click on image for further details.

Update: Grazie alla segnalazione di Giuseppe Granieri si apprende che erano già approdati su FF due quotidiani italiani ed uno anglosassone.

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Basi per la stratificazione della clientela

All’interno di questi spazi si è scelto di concentrare il dibattito su di un tema specifico che fondamentalmente sintetizzerei in:

L’editoria del futuro ed il futuro dei giornalai.

Per questo motivo provo ad entrare progressivamente in profondità negli argomenti proposti che ruotano intorno alla filiera editoriale.

Il discorso intrapreso sulla stratificazione della clientela ritengo sia uno dei punti cardine da approfondire progressivamente.

Attualmente su oltre 35mila edicole presenti sul territorio solamente 2500 sono informatizzate. Spazi ristretti, software migliorabili e, non ultimo, il digital divide che continua a penalizzare l’ Italia dei mille campanili, sicuramente i motivi principali di questa arretratezza che evidentemente risulta penalizzante per l’intero sistema editoriale nel suo complesso.

Nonostante questi ed altri limiti strutturali – sui quali è ovviamente necessario intervenire – sussistono aree di miglioramento praticabili sin d’ora.

Per questo ho ripreso ed adattato alcune slides [poche] realizzate diverso tempo fa. Diapositive basiche, forse – se non certamente – brutte graficamente che però ritengo possano costituire la base minima indispensabile per costituire un approccio integrato sul tema al quale si riferiscono.

Insomma, la specificazione non è mai ovvia ed è in quest’ottica che vi porgo la sottostante presentazione. Un primo minimo passo verso un futuro – che per altri settori di mercato è già attualità – verso il quale è assolutamente necessario lavorare a tutti i livelli della filiera.

Adottando la “tecnica ad imbuto” continueremo ad approfondire progressivamente in futuro; conterei/auspicherei la vostra collavorazione*

Se credete il file è liberamente scaricabile qui [beneficiando – gentilmente – di queste minime condizioni]

Specificazioni e segmentazioni

* Non è – ancora una volta – un’errore di battitura ma la libera traduzione di coworking.

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Diffusione e confusione

Il sabato viene prestata mano d’opera gratuita per assemblare quotidiani ed inserti. In particolare un sabato al mese praticamente tutti i giornali hanno l’inserto e quindi la prestazione d’opera gratuita diviene particolarmente onerosa in termini di consumo di tempo.

Per migliorare la situazione e l’umore intervengono soluzioni creative strepitose degli editori come nel caso di quella sottoriportata.

AM è una delle tante riviste che vive solo della diffusione dei quotidiani poiché in caso contrario praticamente nessuno l’acquisterebbe. Nel tentativo – vano – di proporla comunque riceviamo la sottostante comunicazione che praticamente fa si che la rivista permanga in edicola, occupando come sempre spazio prezioso, per l’intero mese.

La confusione raggiunge poi i massimi livelli quando si legge che la rivista in abbinamento al quotidiano costa 0,50 € ed dal giorno successivo passa ad 1,00 €; i geni che hanno inventato questa meravigliosa iniziativa mi spieghino gentilmente ad un misero edicolante quanto mi costa la rivista e quanto recupererò dunque nel momento della resa.

In attesa della risposta, nel dubbio, ho reso immediatamente il tutto; prego.

AM Tuttosport

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Strategie editoriali & continuità promozionale

Il quotidiano “Libero” , noto per la pubblicazione di notizie che sono sempre farina del suo sacco, pur avendo negli ultimi mesi rallentato il trend di crescita delle diffusioni e vendite, conferma complessivamente il suo successo nonostante il passaggio ad un prezzo di copertina di 1,20€.

Oltre alla qualità dell’informazione diffusa uno dei motivi di successo è sicuramente nella continuità e coerenza della strategia promozionale, infatti dopo il successo della raccolta “Io vi parlo di me” è ora la volta – da ieri 12 maggio – di “Berlusconi tale e quale”.

Chapeau!

Propaganda

PS: Del resto per l’organo ufficiale del partito monarchico omaggiare l’imperatore è doveroso.

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Dell’editoria e dintorni

La mail di chiarimento ricevuta da parte di un responsabile di un’impresa che ha scelto il canale edicole per commercializzare i propri prodotti è davvero ricca di spunti di riflessione circa le logiche e le dinamiche della filiera editoriale.

La testimonianza delle difficoltà che gli editori – o comunque di coloro che commercializzano prodotti all’interno del canale edicole – riscontrano nel rapporto con i distributori locali mi è da un lato di conforto rispetto al vissuto quotidiano e, dall’altro lato di ulteriore preoccupazione relativamente all’organizzazione della filiera editoriale.

Nello scritto si evidenzia come di fatto non esista apparente possibilità di relazione tra punti vendita ed aziende/editori; questo, nella mia esperienza, costituisce sempre un limite. L’importanza del contatto diretto tra l’impresa e i propri clienti è di vitale importanza per entrambi in termini di scambio di informazioni e di sviluppo. I grossisti – in questo mercato chiamati distributori locali – normalmente custodiscono gelosamente i dati che non passano alle aziende e che perlopiù non usano. Si crea dunque un gap significativo tra coloro che producono e coloro che commercializzano con danno certo per entrambi.

Nella mia “vita precedente” ho avuto modo/necessità di utilizzare sia distributori nazionali che regionali, per evitare di perdere il contatto con il mercato, oltre agli affiancamenti periodici on the field, legavo una parte del compenso riconosciuto per vendita e distribuzione fisica al passaggio [pre]codificato di informazioni con cadenza mensile. In un momento di crisi strutturale quale l’attuale che attraversa tutta la filiera – edicole comprese obviously – immagino possa esistere la possibilità di rinegoziare i rapporti tra editori e distributori inserendo questo aspetto qual’ora non contemplato come sembrerebbe.

Un’ altro aspetto che emerge è la definizione di edicola, cit: “ secondo la ormai consolidata prassi che ha trasformato le edicole in piccoli bazar dove si trova di tutto”. E’ questo uno, forse il più grave, degli effetti collaterali. Su quali possano essere a mio avviso gli ambiti di sviluppo/rivitalizzazione delle edicole mi pare di essermi espresso, spero con chiarezza, recentemente [torneremo – comunque – a parlarne ben presto inevitabilmente].

Le edicole si sono di fatto nel tempo despecializzate e, di conseguenza, dequalificate, trasformandosi effettivamente in minibazar con assortimenti da marocchinerie della più infima qualità.

L’immagine del canale – che in virtù della “parità di trattamento” ha assorbito di tutto – è da riqualificare riposizionandola verso l’alto con prodotti e servizi qualificati.

Infine, l’ultimo [giuro] argomento emergente dagli spunti forniti dalla predetta mail è relativo al “conto deposito”. L’azienda in questione, secondo quanto dichiarato:”a partire dai tempi “biblici” del saldo delle vendite (stiamo ancora aspettando il saldo di un prodotto distribuito nello scorso novembre e pagato al produttore circa 10 mesi or sono)” sarebbe ancora in attesa di ricevere l’incasso di quanto consegnato alle rivendite da quasi un anno.

Sono assolutamente contrario al conto deposito sia in veste di commerciante che “cambiando giacca” e vestendo quella di responsabile d’azienda.

Il conto deposito – pratica effettuata anche in altri canali di vendita – è il modo più semplice per introdurre nuovi prodotti ma anche per farli fallire. Non valorizza e non coinvolge i responsabili del punto vendita rispetto alla commercializzazione del prodotto e svilisce l’immagine del prodotto.

Nel caso/canale specifico obbliga anche a trattare il prodotto usando violenza rispetto alla volontà dei gestori delle edicole già provata dalle angherie della distribuzione editoriale.

Certamente trattare argomenti di così ampio respiro in spazi così ristretti non può che essere stimolo per la riflessione, l’approfondimento ed il dibattito; spero di aver assolto almeno a questo obiettivo.

Edicola

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Newspapers Outlook 2009

PricewaterhouseCoopers in collaborazione con the World Association of Newspapers ha condotto il Newspapapers Outlook 2009 i cui risultati sono stati resi pubblici recentemente.

La ricerca è davvero completa poiché affronta la questione del futuro dei giornali da più di una prospettiva analizzando sia la visione dei pubblici di riferimento che quella dell’impresa contemplando anche i bisogni ed i desiderata degli inserzionisti e degli editori.

L’outlook ha coinvolto circa 5000 rispondenti per quanto riguarda l’area dedicata ai consumatori/pubblici di riferimento mentre sono stati intervistati 30 editori dei principali quotidiani e 10 opinion leaders responsabili delle maggiori agenzie di media buying nel mondo. Le nazioni prese in considerazione ed analizzate in maniera specifica sono state Canada, Francia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti; sono state, inoltre, prese in considerazione le dinamiche di Australia, India, Italia e Spagna. La focalizzazione sulle dinamiche del mercato europeo e le considerazioni specifiche relative all’Italia ne fanno dunque un documento strategico di assoluto interesse.

Complessivamente vi sono notizie relativamente di conforto per gli editori tradizionali [e di riflesso per noi miseri giornalai] anche se è interessante rilevare come vi siano approcci distinti da parte dei tre precitati segmenti di riferimento presi in considerazione dal survey.

Cercando di schematizzare e sintetizzare al massimo seguirò la suddivisione per comparti proposti dalla ricerca stessa alla quale non posso che rimandare per tutti gli approfondimenti del caso.

Le caratteristiche del mercato di riferimento:

In generale, come emerge dalle due figure di sintesi sottostanti, il cambiamento del modello di business ha un impatto relativamente modesto sui ricavi degli editori,

Newspapers business model

ed anche in prospettiva la vendita di copie cartacee e la comunicazione pubblicitaria sulle stesse resteranno le principali fonti di reddito per gli editori.

Newspapers publishing m,arket

La prospettiva dei pubblici di riferimenti – i consumatori di notizie:

Al di là di piattaforme e supporti emerge con chiarezza come vi sia da parte dei lettori la forte aspettativa di essere parte del dibattito, della conversazione, sia in termini di abilitazione a commentare i contenuti forniti che di erogazione dei contenuti stessi. Non vi è dubbio che la strada intrapresa da alcune pubblicazioni sia l’unica perseguibile. I giornali sono conversazioni.

Escludendo l’elemento prezzo i quotidiani rimangono la fonte d’informazione preferita.

Seppure le dichiarazioni rese dai rispondenti confermino come l’interesse complessivamente continui ad essere incentrato sulle “notizie generali” emerge un chiaro interesse, e disponibilità a pagare, per informazioni di qualità e specifiche. Questa è sicuramente un’area di sviluppo per gli editori.

Inizia ad emergere una propensione a pagare contenuti di qualità forniti on line che dovrebbe crescere in futuro grazie ad una complessiva maggior propensione alla spesa su/via internet.

E’ invece risibile la propensione e l’interesse verso gli e-readers [speriamo di riuscire a chiudere presto questo triste ed inutile capitolo del dibattito sul futuro dei giornali] sia per le caratteristiche tecniche degli stessi che, soprattutto, per i costi di connessione richiesti dagli operatori telefonici.

First choice of medium

La prospettiva degli inserzionisti pubblicitari:

Gli investitori sono sempre più alla ricerca di un approccio integrato in grado di assicurare, a parità di condizione, il miglior ritorno sull’investimento. E’, complessivamente, prioritaria una conversazione costante con la clientela ed è questo certamente un – se non IL – punto di contatto con l’editoria da soddisfare.

Newspapers quote

Misurabilità ed affidabilità delle misurazioni sono i punti cardine che guidano, e guideranno sempre più, le logiche di investimento pubblicitario. Molti degli opinion leaders intervistati hanno dichiarato riduzioni/contenimento degli investimenti pubblicitari a causa della carenza di consenso relativa a metriche tradizionali e nuove. Viene rilevato come la crisi economica accelererà ulteriormente il passaggio dei budget di comunicazione verso mezzi percepiti come più affidabili e misurabili. Spiace doverlo ricordare ma esisteva, quasi due anni or sono, un progetto [“Definizione di analisi comparata di nuove metriche per la “nuova comunicazione d’impresa” ed il “nuovo Marketing”] di ricerca applicata che tendeva proprio a questo obiettivo; un’occasione sprecata.

Di assoluto interesse è lo sviluppo in atto di processi di integrazione tra media tradizionali e non quale è il caso dell’esempio sotto riportato.

integrazione dei media

La prospettiva degli editori:

Per il futuro degli editori il passaggio fondamentale in termini di prospettive è relativo al cambiamento da una struttura di comunicazione basata sui distinti mezzi e canali ad una struttura fondata sulla produzione di contenuti come la figura sottoriportata illustra egregiamente.

Structural change of channel distribution

Sotto questo profilo gli editori possiedono un vantaggio competitivo rilevante, rispetto ad attuali e possibili new comers, in termini di capacità e di organizzazione aziendale per la creazione di contenuti. Nonostante la crisi è su questo aspetto fondamentalmente che bisogna fare leva e, se necessario, investire ulteriormente. I ritagli sono dei – doverosi – paliativi.

Lo sviluppo non potrà che venire, infine, oltre che dagli aspetti sopra citati dalla capacità di sviluppare coerentemente contenuti di nicchia e personalizzati.

Qualora non in grado di soddisfare questa domanda la carta stampata [non] avrà che il futuro che già oggi è ben delineato.

Qualunque ricerca, di qualsiasi tipologia, non va letta [né tanto meno utilizzata per giustificare/avvallare scelte aziendali pre definite] ma deve essere oggetto di tarature ed interpretazioni adeguate. E’ anche su questi aspetti, credo, che si misurano capacità e professionalità – managerialità come si suol dire in sintesi – dei soggetti e delle organizzazioni che li impiegano.

Sintetizzando 56 pagine di report ho, inevitabilmente, fornito la mia interpretazione e proposto la mia personale chiave di lettura. Del resto è ormai noto che i blog siano curati da persone – soggetti – forse è questo che ne ha determinato l’esplosione a suo tempo.

A vous………………

PS:  ah, se faticate a proseguire la lettura a video e casualmente vi interessasse quel che viene scritto in questi spazi…………stampatevelo.

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Notiziabilità da prima pagina

Piegando e sistemando i giornali ogni mattina ci si fa inevitabilmente una rassegna stampa delle principali notizie del giorno e di come vengono trattate dai diversi quotidiani.

Stamattina sono rimasto più colpito di altre volte dai titoli delle prime pagine di “Il Sole24 Ore”, “Il Corriere della Sera” ed “Il Giornale”.

In breve:

Sotto l’insegna newsmaking cut ‘n paste si classificano a pari merito corsera e sole che nella prima si concentrano sulle dichiarazioni di Murdoch. Notizia diffusa dal Guardian ed alimentata, anche, dal sottoscritto nelle prime ore di ieri.

Vince il premio investigative journalism il giornale dedicando circa un quarto della prima pagina all’inchiesta svolta su Facebook tesa ad individuare i sosia dei famosi presenti all’interno del conosciuto social network.

ritagli

Son ritagli………..rubati qua e là.

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